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Il prezzo della non decisione
27/03/2012 Patrizia Sciacca
decisione

Molto spesso paghiamo il “prezzo” della decisione e a volte ci malediciamo per una decisione presa perché le conseguenze non sono quelle che avevamo auspicato.

Così come a volte le decisioni prese si rivelano vincenti e ci congratuliamo con noi stessi per la scelta fatta.

In entrambi questi casi abbiamo comunque deciso accettando le conseguenze positive o negative che siano.

Ma quante volte non decidiamo? Quante volte rimandiamo una scelta o evitiamo di prendere una posizione per paura di sbagliare o per paura del giudizio degli altri o perché non vogliamo avere responsabilità?

In tutti questi casi è come se vivessimo nel purgatorio. Non miriamo al paradiso perché sbagliando potremmo finire all’inferno e quindi rimaniamo nel limbo, aspettando che accada qualcosa o che qualcuno ci obblighi a prendere una scelta o peggio ancora scelga per noi.

Molto spesso di fronte ad una decisione sappiamo perfettamente la direzione che vorremmo prendere ma non ne siamo capaci. Rimaniamo fermi alla ricerca di un alibi che ci possa scagionare dall’accusa di non essere audaci. Un accusa che noi stessi ci rivolgiamo prima ancora degli altri. Qualcuno addirittura si convince che l’audacia sia qualcosa di negativo, che tutto deve essere sotto controllo e che dobbiamo essere responsabili nelle scelte che facciamo anche nei confronti degli altri.

E così vaghiamo nel purgatorio, andando alla ricerca del guizzo giusto per fare il salto nel paradiso. Aspettiamo il momento giusto e mentre aspettiamo  ci guardiamo intorno vediamo che qualcuno finisce all’inferno mentre qualcun altro al paradiso. Pensiamo che chi è finito al paradiso ha avuto fortuna mentre chi è finito all’inferno è un fallito. E mentre facciamo tutti questi ragionamenti sugli altri, ci poniamo limiti per noi stessi. La paura di finire all’inferno prende il sopravvento sulla gioia di andare in paradiso. Ci sentiamo bloccati ed incapaci di fare il salto, di superare ragionamenti e pensieri e semplicemente agire.

Ma la domanda che dovremmo farci è: “noi crediamo di meritare il paradiso?”.  A volte è proprio il non credere di meritarsi qualcosa che non ci spinge ad agire per ottenerla.

Eppure un paradiso c’è per ognuno di noi se solo siamo in grado di scegliere chi vogliamo essere ed agiamo per ottenerlo. Fino a che non decidiamo ed agiamo in una direzione non sapremo mai se quell’azione spalancherà le porte del paradiso o dell’inferno.

Al contrario della metafora religiosa dell’inferno, purgatorio e paradiso nella quale una volta finiti in un estremo non si può passare dall’altra parte, nella vita terrena non è così.

Per cui agisci e se finirai nell’inferno poco importa avrai sempre tempo per cambiare strada e mirare al paradiso.